Ecobonus in fattura? Le piccole imprese non sono un bancomat

ecobonus in fattura

CNA ha presentato ricorsi alla Ue e all’Antitrust

Torniamo sulla incresciosa vicenda dell’art. 10 del DL Crescita (quello che riconosce al consumatore la possibilità di ottenere, subito e in un’unica soluzione, il beneficio derivante dell’incentivo statale sotto forma di “sconto in fattura” di pari importo a carico dell’impresa esecutrice del lavoro che, a sua volta, recupererà la somma nei successivi 5 anni), nel frattempo divenuto Legge dello Stato ( L. 58/19).

Al grido di allarme lanciato da CNA sulle disastrose conseguenze che questa norma produrrà nei confronti delle piccole imprese si è aggiunto, ora, il severo ed imparziale giudizio dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato secondo cui lo sconto in fattura per i lavori relativi a Ecobonus e Sismabonus porterà a “restringere la concorrenza con effetti negativi sui consumatori e a danneggiare artigiani, piccole e medie imprese”.

Come è andata a finire? Purtroppo la richiesta dell’Autorità è rimasta praticamente inascoltata se si esclude il fatto che il testo approvato dalla Camera prevede ora la possibilità, per le imprese, di cedere a loro volta il credito ai propri fornitori di beni e servizi (ma non a istituti di credito o istituzioni finanziarie).

Al di là dell’impraticabilità di una simile ipotesi (quali “fornitori di beni e servizi” accetteranno la cessione del credito da parte dei loro clienti?), il pronunciamento di AGCOM riconosce la legittimità e la correttezza delle critiche espresse dal tessuto delle piccole imprese nei confronti di un meccanismo che favorisce unicamente le grandi, che possono praticare gli sconti corrispondenti alle detrazioni fiscali “senza confronti concorrenziali, potendo compensare i correlativi crediti d’imposta in ragione del consistente volume di debiti fiscali, godendo anche di un minor costo finanziario connesso al dimezzamento da dieci a cinque anni del periodo di compensazione del credito d’imposta”.

In sintesi, conferma quanto denunciato a più riprese da CNA e rappresenta un presupposto prezioso e incoraggiante per gli ulteriori passi che l’Associazione ha intenzione di fare contro il provvedimento.

Il primo di questi è stato compiuto proprio nella serata di ieri, 3 luglio: CNA ha infatti depositato i ricorsi contro l’art. 10 della L. 58/2019 (DL Crescita) all’Antitrust ed alla Commissione Europea promossi da 64 imprese associate e rappresentative di tutto il territorio nazionale, incluso Firenze, dei settori impianti e legno-serramenti.

A questi farà seguito l’impugnativa al TAR del provvedimento che l’Agenzia delle Entrate dovrà emanare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della Legge (entro quindi il 29 luglio) per definire le modalità attuative dell’art. 10.

CNA Toscana oggi ha invece inviato una nota ai Parlamentari eletti nella Regione, invitandoli a riflettere sugli effetti della norma in questione e ad attivarsi, rapidamente, per la sua abrogazione o modifica radicale.

Maggiori informazioni sono state inviate ai soci per email.

Info:  Anna Dedato, Coordinatore CNA Installazione e Impianti - 055/2651576 - 3397196998 - adedato@firenze.cna.it 
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