La crisi legata all’aumento dei prezzi del carburante richiede misure strutturali e immediate. Gli strumenti adottati finora per contenere gli effetti della crisi risultano ormai insufficienti di fronte all’aggravarsi della situazione.
Il quadro attuale, infatti, non riguarda soltanto i rincari e la speculazione finanziaria, ma comprende anche fenomeni di illegalità e criminalità comune. Tra questi, la pretesa di alcune committenze di ottenere indebiti ristorni sul fuel surcharge e i furti sistematici di gasolio dai mezzi in sosta.
La crisi energetica, inoltre, supera le responsabilità direttamente riconducibili al Governo e travalica i confini nazionali ed europei, coinvolgendo l’intera industria energivora e determinando una drastica riduzione dei volumi di merce da movimentare.
In questo contesto, la proclamazione di un fermo dei servizi deve rimanere un’extrema ratio, anche perché rischierebbe di offrire margini limitati per rivendicazioni concretamente raggiungibili.
Il settore ha bisogno di risposte concrete e immediate. Per questo viene chiesta l’adozione di un Patto Sociale sui Carburanti, accompagnato da un pacchetto di interventi credibili e strutturali.
Le misure richieste devono essere finalizzate a tutelare la liquidità delle piccole e medie imprese, garantire un’equa redistribuzione dei maggiori oneri lungo l’intera filiera e contrastare ogni forma di speculazione.
Senza questi interventi, il rischio è che nei prossimi mesi i mezzi si fermino comunque. Non per una scelta, ma per una ragione concreta: le imprese di autotrasporto potrebbero non avere più le risorse finanziarie necessarie per acquistare il gasolio.




