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giovedì, Ottobre 1, 2020

Scarpette Rosse

la marcia delle donne invisibili

Una distesa di scarpe rosse da donna nelle piazze di tutto il mondo. Con questa installazione l’artista messicana Elina Chauvet ha voluto denunciare le violenze fisiche e psicologiche a cui centinaia di migliaia di donne, ogni giorno, devono sottostare.

Scarpette rosse come il sangue. E vuote, a rappresentare il silenzio assordante di chi tiene tutto dentro. Di chi, custodendo dentro di sé un fardello così grave, scompare a poco a poco. Diventa invisibile. Di chi non è più tra noi, vittima di quell’uomo che pretendeva di amarla.

Una marcia di donne assenti che ci chiama in causa tutti, uomini e donne, costringendoci a fare i conti con una realtà che spesso si tende a relegare nell’ombra.

L’installazione Scarpette Rosse nasce per denunciare le violenze e i rapimenti che, a partire dal 1993, hanno riguardato centinaia di donne nella città messicana di Ciudad Juàrez.

La prima versione dell’installazione, realizzata nel 2009, prevedeva 33 paia di scarpe. Da allora l’iniziativa si è diffusa in tutto il mondo. Nel novembre 2012 Milano è stata la prima città europea a fare da teatro alle scarpette.

Simbolo per eccellenza della sensualità femminile la scarpetta rossa è diventata il simbolo di Farsi bella non è una colpa.

Davanti agli occhi di chi guarda vuole ricordare che la bellezza e la cura di sé non devono essere considerati, strumentalizzati o vissuti come elementi di colpa.