Assemblea annuale 2023 di CNA Firenze Metropolitana

Si è svolta ieri l’assemblea privata 2023 di CNA alla presenza del segretario generale CNA Otello Gregorini. Di seguito l’intervento del presidente Giacomo Cioni.

Cambiamenti climatici.

Un tema che è all’ordine del giorno ormai da decenni, dal Protocollo di Kyoto, il primo accordo internazionale per ridurre le emissioni di alcuni gas ad effetto serra (1997), all’Accordo di Parigi (2015) con cui 195 Stati si sono impegnati a contenere l’aumento delle temperature globali al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali.

Macro-decisioni di poco interesse per cittadini e imprese? Esattamente l’opposto.

Il recente blocco di circolazione imposto alle auto diesel euro 5 in alcune zone della città di Firenze non ha forse un impatto sulla nostra vita di cittadini ed imprenditori? O ancora, l’alluvione del maggio scorso in Emilia Romagna e Alto Mugello, evento prodotto proprio dall’intensificarsi di fenomeni naturali estremi attribuibili ai cambiamenti climatici, non ha forse inciso sulle imprese esponendole a rischi fisici e finanziari? E l’elevato indice di rischio idrogeologico della Toscana non è forse uno dei motivi per cui il costo del denaro è maggiore nella nostra regione che in altre?

Siamo ormai lontanissimi dagli anni settanta, quando alle imprese erano richieste solo performance produttivo-economiche. Oggi, ad essere prioritario è invece il requisito di sostenibilità.

ESG. Un acronimo che, quando digitato su Google, produce 494.000.000 risultati. Eppure il 73% delle Pmi non ne conosce il significato, tantomeno le implicazioni che riversa nella conduzione di un’azienda (Capterra, 2022).

Ebbene, si tratta proprio dei fattori di tipo ambientale (Environmental), sociale (Social) e di governo societario (Governance) che qualificano un’attività come sostenibile: processi produttivi meno energivori e con minor impatto sull’ambiente, riduzione delle emissioni, promozione di iniziative di diversità e inclusione, formazione aziendale, tanto per fare alcuni esempi.

Fattori che le imprese dovranno rendicontare dal 2024. Vero, ad oggi le piccole sono escluse dall’obbligo, ma nessuno, PMI comprese, può permettersi di ignorare i vantaggi che derivano da un buon rating ESG. Benefici strategici, come il miglioramento del posizionamento e della leva commerciale, il contenimento del rischio reputazionale, l’incremento delle opportunità di finanziamento, il possibile miglioramento dei costi di finanziamento, la riduzione del rischio di default (le società con valutazione ESG bassa hanno probabilità di fallire fino a 5 volte superiori rispetto alle virtuose, Cerved Rating Agency, 2022).

Sono varie le forze che stanno premendo e premeranno ancor più per la loro adozione: consumatori, finanza, normative e, non da ultimo, i grandi gruppi che non tollereranno certo eccezioni all’interno della loro catena di valore.

Insomma, per ottenere il credito da una banca, stipulare una polizza con una assicurazione, partecipare a un bando pubblico o lavorare come subfornitore per un grande committente, oltre alla qualità della produzione, agli aspetti economici e finanziari, le micro e piccole imprese dovranno portare al centro del proprio core business anche la tutela dell’ambiente, il rispetto delle comunità locali, la tutela della clientela, una cultura aziendale rispettosa delle diversità ed inclusiva e ogni altro driver di sostenibilità.

Nel prossimo futuro, banche, investitori e istituti di credito garantiranno maggiori finanziamenti (e a tassi più convenienti) solo alle imprese che saranno in grado di rendicontare gli impatti ESG, premiando la loro vocazione alla sostenibilità ambientale che, allo stato attuale, è però estremamente difficile da misurare.

Oggi il compito è affidato allo European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) che deve elaborare e proporre standard di rendicontazione ESG differenziati, in rapporto alla dimensione delle imprese. Il timore è che, come per altre iniziative del passato, l’Unione Europea non riesca a produrre standard che captino e valorizzino le peculiarità delle imprese italiane.

Per questo, siamo già al lavoro affinché i modelli di rendicontazione vengano tarati (anche) sulla dimensione della piccola impresa, sia a livello europeo che a livello nazionale. Devono essere documenti non solo easy to read (ben diversi dai tomi cavillosi e tecnici che ci vengono di sovente sottoposti e che non possiamo far altro che siglare in calce), ma in grado di rilevare e premiare i comportamenti sostenibili delle PMI. Per dire, sia fare impresa in territori “difficili” come il Mugello (ascrivibile alla lettera S, tra i fattori di tipo sociale) che la compagine sociale di una SNC che è naturalmente attenta alla diversità di genere (ascrivibile alla lettera G, tra i fattori di governance) devono essere premiati. Parimenti, occorre premiare le Pmi che, non ancora legalmente obbligate, inizino il proprio percorso di sostenibilità.

CNA è a completa disposizione in tal senso: con le proprie competenze bancarie, tecniche, industriali, relazionali e con i propri partner.

Segnalateci i problemi che incontrate, le distorsioni interpretative a cui andrete incontro, le opportunità che invece vi verranno negate o ostacolate ed ogni altra informazione utile da sottoporre al legislatore che, inutile negarlo, va guidato e aiutato nell’adozione di tali strumenti.

Rientra nei nostri compiti, unitamente a quello di informazione e formazione che pratichiamo costantemente e in ottica proattiva, basti ricordare alcuni degli ultimi interventi: la formazione con Banca d’Italia (la nostra associazione è stata quella che ha formato il maggior numero di imprenditori a livello italiano) o quella sulla crisi d’impresa.

È doveroso sottolineare che gli obiettivi della transizione green non sono raggiungibili senza un pieno e costante coinvolgimento delle imprese artigiane. Oltre ad essere protagoniste del Made in Italy, infatti, le imprese artigiane rappresentano “l’ossatura manutentiva” del Paese, uno dei pilastri della transizione ecologica e della modernizzazione e messa in sicurezza dell’Italia.

È necessario pertanto favorire il grande sforzo che stanno realizzando per adeguarsi al profondo cambiamento, attraverso semplificazioni burocratiche, incentivi fiscali, supporti formativi ecc.

Si tratta di un esercito di oltre 600mila imprese a livello nazionale (con più di 2 milioni di occupati): il settore delle costruzioni, la riparazione veicoli, fabbri, elettricisti, idraulici, manutentori del verde e della nautica, tinto-lavanderie, restauro artistico. Un elenco incompleto se non vi si inseriscono anche i settori tipici della manifattura come il comparto del mobile, la filiera agroalimentare e il settore moda, che oltre a mostrare una particolare attenzione a operare in chiave green contribuisce ad allungare la vita dei prodotti attraverso l’attività di riuso. Imprese, tutte, pienamente coinvolte nelle grandi trasformazioni e nel processo di transizione.

La transizione deve essere una opportunità e non un ostacolo. Per far questo è necessario che gli obiettivi e i target intermedi fissati dall’Europa siano realistici e concreti attraverso norme coerenti con le caratteristiche dei vari sistemi economici nazionali. Sono necessari una adeguata programmazione, norme semplici e chiare.

Servono sostegni agli investimenti anche attraverso misure di fiscalità di vantaggio, misurazione e valorizzazione delle performance di sostenibilità. Diffondere modelli di simbiosi industriale, avviare un grande piano di rigenerazione urbana.

Giacomo Cioni

Presidente CNA Firenze Metropolitana

Firenze, 5 luglio 2023